1980 – 1990: anni di crescita e fusioni. Riappare la serie A. Mondiali a Verona.


Come ormai usuale, il nuovo balzo nasce da un momento di crisi. Nel 1979 parecchi lasciano il Mai Gomme Verona: qualcuno va, con Risi a Treviso e poi Padova, altri passano – come Paolo Castagnini a San Martino – alle nuove realtà della provincia. Il panorama si sfrangia per cristallizzarsi infine in quattro formazioni: il Mai Gomme che deve lottare in serie C; il Verona Baseball (Minotti Cucine) – sempre in C – dove confluiscono i “vecchi” di un tempo (a partire da Bigarello); la nuova realtà dell’Arsenal creata dal vulcanico Laerte Panarotto, fratello del citato “Moro”, ed iscritta al suo primo campionato di serie C ed il San Martino che sopravanza la città e giostra in serie cadetta.

Nel 1983, a Laerte Panarotto mago del baseball veronese degli anni Ottanta, un po’ pirata ed un po’ incantatore, comunque grande conoscitore di baseball, dal fiuto formidabile per scovare talenti, riesce, con la regia di Risi, rientrato a Verona dall’esperienza di San Martino, il grande colpo di fondere l’Arsenal con il San Paolo Vicenza. Non è impresa da poco, perché il Vicenza è squadra di A, accasatasi a Verona anche per la presenza del sontuoso Gavagnin che, dall’anno precedente, la notte si illumina a giorno con il nuovo impianto luminoso. Da questa fusione, passo passo, nascerà l’attuale Baseball Team Verona.

Nel frattempo, già nel ‘85, con la sponsorizzazione della Printeco, la nuova Arsenal è ormai tutta gialloblu e partecipa nuovamente, dopo oltre un decennio, alla serie A. Ritorna così il grande baseball a Verona. Las quadra, pilotata da Orizzi e da “Giaguaro” Miani, assieme al nucleo di Casarotto, Trivellin, Falzi, Guerra, Davì, Pistininzi e Wellesworth, allinea atleti dal grande futuro come i lanciatori Cabalisti, Carella e Wally Cossutta e gli interni dalla mazza esplosiva Alessandro Gaiardo e Stefano “Bull” Burlini. Nonostante un “roster” di assoluta qualità, con giovani che nell’immediato futuro sarebbero diventati i protagonisti del baseball nazionale (Cossutta, Gaiardo, Cabalisti, Carella) i risultati del 
quinquennio sono piuttosto altalenanti fra promozioni e retrocessioni. Non basta, durante la stagione esplodono contrasti in seno alla società; il consiglio direttivo se ne va lasciando solo il presidente Panarotto e a metà anno Laerte passa la mano, mentre subentra Radames Bonafini, uomo di punta dell’azienda Flower Gloves, portato al baseball da Flavio De Boni. La stagione si chiude con la retrocessione, ma sta per aprirsi il momento più radioso del club veronese.


Mai Gomme Baseball Club In Piedi: Commendator Mai, Risi (allenatore), Panarotto U., Michelazzo, Braggio, Manzotti, Tabarin, Bonato, Castagnini, Franzini, Manservigi (Presidente) Accosciati: De Togni, Gaspari, Mecenero, D’Aniello, Rizzini, Dellai, Bonanno, Obbole, Bagattini.


La fine degli anni Ottanta, nel frattempo, ha visto Verona protagonista di un avvenimento storico del baseball italiano. Nel 1988, il Gavagnin, assieme ad altri impianti nazionali, è stato sede di diverse partite dei Campionati Mondiali di Baseball. Dagli spalti mai così gremiti di appassionati, il pubblico ha la gioia di poter assistere ad un incontro della Nazionale azzurra e di poter ammirare la talentuosa giovanissima selezione Usa. E certamente l’eroe di quelle notti magiche 
del Gavagnin è Jim Abbott, formidabile lanciatore americano privo di un braccio. Alla faccia della menomazione, destreggiandosi in difesa con un’incredibile abilità di gioco di palla e guantone, spara i sui lanci ad oltre 90 miglia orarie, prostrando i battitori avversari e divenendo il beniamino del pubblico.


Minotti Cucine. In piedi: Graffigna, Olivieri, Bigarello, Anastasi G., Riccadonna, Battistoni, Checchetti, Osti, Albertosi, Manzotti. Seduti: **, Obbole, Dellai, Brunello, Zambelli, Tabarin, Benaglia, Vella, Baresi.

1991 – 1997: dal sogno tricolore al crollo.

L’avvento della Flower Gloves di Radames Bonafini a metà del 1990 apre dunque una nuova epoca. Un’organizzazione manageriale ed un generoso ed inedito budget trasformano il club; al Gavagnin approdano campioni del calibro di John Cortese, del formidabile pitcher americano Mike Kinnunen, del potentissimo battitore canadese Randy “Bum Bum” Curran, del talento in odore di azzurro Alessandro Gaiardo e si saldano ad un buon gruppo formato da 
Burlini, De Boni, Sartori, Guerra, Veronesi, Grillenzoni, Willy Manzotti, Carella. Dal San Martino, reso fecondo dalla passione lungimirante del Presidente Roncari, di Lucia Guerra e di Sergio Borsi, in quegli anni, grazie ad uno staff tecnico di prim’ordine, Chris Pedretti e Risi, arriva una ricca “nouvelle vague” di campioncini quali Dal Castello, Uderzo, il manager è Giaguaro Miani, coadiuvato da Giancarlo Manzotti e Maurizio Toffaletti. Il punto di riferimento della formazione in campo è John Cortese. Nato nel 1955 nel New Jersey, italianizzato, Cortese è già stato protagonista a Rimini e Grosseto, mietendo scudetti e creandosi un alone di rispetto. Minuto, ma splendido per visione di gioco, rapidità di scelta e pulizia tecnica, John diventerà l’allenatore in campo, la mente pensante in diamante del Flower.


1991 – Flower Gloves Baseball Team Verona In piedi: Bresaola, Carella, Kinnunen, Gaiardo, Burlini, Grillenzoni, Guerra, Uderzo, Curran, Edward Seduti: Miani, Sartori, Dal Castello, Meliori, Vinco, Veronesi, Cortese, Cocco, De Boni.


Nel 1991, dunque, questa squadra costruisce la più emozionante e splendida stagione del baseball veronese. Con Burlini che batte 374 di media e «Kino» Kinnunen che firma uno stratosferico 0,43 in Mpgl, Verona domina la serie A2, centra subito la promozione in Al e conquista il diritto di disputare i play off per lo scudetto assoluto. E qui accade l’incredibile. Libera da pressione psicologica e sempre più interprete di un baseball spettacolare e redditizio, nei play off la squadra prima si sbarazza della favoritissima Mediolanum Milano, quindi supera – con un’indimenticabile vittoria corsara in Toscana – il grande Grosseto e conquista la finale per il titolo con il Parma. I gialloblu sono la rivelazione dell’anno, televisione e stampa accorrono, il piccolo Davide è arrivato a s dare il grande Golia. Nell’imponente Europeo di Parma il sogno tricolore si infrange sulla forza spietata della compagine emiliana, ma la stagione segna un avvenimento storico.

L’anno successivo, con John Cortese, che è divenuto anche il manager della formazione, e sempre con gli apporti di Curran (372 di media battuta) e Kinnunen, (1,72 di Mpgl, dalla tecnica eccezionale tanto da essere il pitcher numero uno in Italia), Verona firma il suo record di A1 con quota 500, pareggiando vittorie e sconfitte e arrestandosi solo un passo prima dei play off. La città scaligera è or- mai una grande piazza nazionale, ottiene anche una mitica affermazione per 3 a 2 sulla nazionale cubana in tournè europea, ma, fulmine a ciel sereno, arriva la decisione del presidente Bonafini di “mollare” (novembre ’92).

Il colpo è duro, la squadra, che trova un supporto nell’Artimec, deve iscriversi alla serie A2, ma, ancora sull’onda di un ciclo dorato, con il venezuelano Linares sul monte e con Cortese che batte come un dannato (393 di media), ritrova subito la massima categoria. Il 1994 è un bell’anno di serie A1, ma il ciclo discendente ormai è cominciato. L’arrivo del poliedrico e bravo “Cavallo Pazzo” Danny Newman, il carisma di Cortese e la tenuta del nucleo storico consentono ancora due dignitose salvezze in Al.

La successiva stagione, quella del ‘97, con una rosa sbiadita ormai di talenti, arriva una drammatica retrocessione fatta di cinquantaquattro sconfitte su altrettanti incontri. E’ la fine di un ciclo e l’inizio di una discesa proseguita, purtroppo, anche l’anno successivo con la retrocessione dalla A2. Siamo giunti, così, al termine della parabola di questo periodo. La storia dei primi cinquant’anni di baseball veronese, però, ha mostrato come il movimento abbia sempre saputo rinascere come un’Araba Fenice dai suoi momenti più difficili. L’importante, con i suoi ciclici corsi e ricorsi, è che la storia continui.

Printeco In Piedi: Risi, Pavales, Cossutta, Casarotto, Roncari, Guerra, Tirri, Donà, Boifava, Orizzi, Panarotto L. Inginocchiati: Ongaro, Pistininzi, Sorini, Trevelin, Falzi, Bonomi, Veronesi, Cabalisti.